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Cosa ne pensi della Champions Cup?
È un’eccellente competizione che avvicina il nostro sport ai livelli di
altri sport molto più famosi come ad esempio il calcio.
Una manifestazione internazionale di tale livello è di grande interesse per
tutto il movimento damistico e ne favorisce lo sviluppo.
A questo proposito vorrei esprimere il mio ringraziamento alla Federazione Damistica
Europea (EDC) per aver pensato alla Champions Cup e alla città italiana di
Varazze per averla organizzata.
Come ti è parsa l’organizzazione di questa manifestazione?
Vorrei fare i complimenti agli organizzatori per la riuscita di questa manifestazione,
dalla cerimonia inaugurale, alla sede di gara, alle manifestazioni collaterali (mi
è piaciuto molto l’acquario), anche se avrei preferito giocare di più
a dama... lo sport è sport!
È la prima volta che visiti l’Italia?
No, assolutamente, anzi... l’Italia per me è un dolce ricordo perchè
vinsi il mio secondo titolo mondiale nel 1964 proprio a Merano.
Inoltre sono stato anche a Livorno qualche anno dopo per una competizione a squadre
ed ho sempre avuto splendidi ricordi del vostro paese.
Pensi che vincerete (mancava un turno, Italia-Russia, ed avevano
un punto più di noi)?
Speriamo, per il primo posto a noi basta il pareggio con l’Italia, ma cercheremo
comunque di finire con una vittoria.
Che cosa pensi della squadra italiana di Varazze e dei giocatori
italiani?
Fino ad oggi ho sempre creduto che gli italiani fossero un gradino sotto i migliori
del mondo.
In questo torneo mi hanno molto sorpreso.
Non ho seguito i vostri match perchè ero concentrato sulle nostre partite,
ma, a giudicare dai risultati, sembrate pronti per far parte dell’èlite
mondiale.
Dove vivi?
Vivo da sempre in Russia, a 100 km da Mosca, in un piccolo centro che si chiama
Pushkino.
Che cosa ha significato la dama nella tua vita?
All’inizio era solo un gioco, poi è diventata una professione e con il passare
del tempo una sorte di ideale di vita, una filosofia alla quale ispirare il proprio
stile di vita ed i propri valori.
Sei stato Campione del mondo nei primi anni ’60 e sei ancora al
vertice (n.ro 39 del mondo) dopo 40 anni, qual è il tuo segreto?
Come dicevo, quando arrivi ad amare così tanto uno sport diventa parte della
tua vita.
Sicuramente l’applicazione continua, l’analisi e lo studio sono importanti, ma la
passione è fondamentale.
Baba Sy, Sijbrands, Wiersma, Chizov, Georgiev: chi è il
più forte di tutti i tempi?
È molto, molto difficile rispondere ad una domanda del genere.
Quello che posso dire è che abbiamo assistito ad un’evoluzione del gioco
costante e notevole.
Giocatori di una volta, come Weiss (campione del mondo nei primi anni del secolo
scorso), oggi farebbero fatica a lottare con i migliori.
Il livello è cresciuto molto e sono davvero pochi quelli che riescono a
rimanere al top per molti anni.
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